Francesca Di Monte e l’esperienza agli Europei U-17F…

Francesca Di Monte, Assistente Internazionale appartenente alla sezione di Chieti, è reduce dall’ultimo Europeo U-17 Femminile tenutosi nei mesi scorsi. Ma chi è realmente Francesca? L’abbiamo incontrata e ci ha raccontato un pò di lei…

Francesca arbitro dal 2002, nel 2010 viene promossa come Assistente arbitrale in CAND ed al terzo anno di appartenenza alla prima categoria nazionale riservata agli assistenti nel 2013 approda in CANPRO. Tutt’oggi Francesca milita nella Commissione guidata dal neo Commissario Antonio Damato e nel corso degli anni, dopo esser stata designata in diverse gare della UEFA (anche se non ancora internazionale), al terzo anno di serie C, ovvero nel gennaio del 2016 arriva la nomina di assistente FIFA.

In merito all’Europeo U-17 a cui hai preso parte, qual è stata l’emozione più grande che hai provato? Quali emozioni hai provato con la convocazione all’evento e quali con la designazione della Finale?

La convocazione all’Europeo U-17 F è giunta mentre partecipavo in Olanda ad un torneo di qualificazione all’Europeo U-19 F. Eravamo da poco rientrate in hotel da un allenamento quando telefonicamente il mio designatore mi comunica che la UEFA mi aveva convocato per la fase finale dell’europeo in questione e che al rientro in Italia avrei dovuto sostenere il test FIFA per avere l’idoneità a parteciparvi.  L’emozione è stata grandissima e sono corsa immediatamente nella stanza del mio arbitro Maria Marotta per condividere con lei la gioia che provavo, comunicandola subito telefonicamente con un po’ di commozione anche ai miei cari. Da lì sono iniziati giorni intensi di lavoro e pieni di emozioni forti, a partire dall’ingresso in campo nella partita inaugurale Bulgaria – Portogallo con l’inno ufficiale dell’Europeo fino ad arrivare alla premiazione dopo la Finale con la consegna delle medaglie. Indubbiamente la designazione della Finale è stato un momento indimenticabile ed anche commovente, ma il ricordo più forte è legato alla comunicazione di chi aveva superato la fase a gironi, restando quindi per le Semifinali e Finale e chi invece tornava a casa.

Hai preso parte a questi Europei come unica Italiana, è stato difficile rapportarsi con le colleghe straniere? E da loro quanto e cosa hai appreso e trasmesso?

Da subito ho capito che essere tutte di nazionalità diversa sarebbe stato un punto di svolta. Non è stato per nulla difficile stringere amicizia già dalla prima sera invitando le mie vicine di stanza a bere un caffè. Dopo cena ho trasformato il mio solito appuntamento nel momento di relax più atteso della giornata: non potete immaginare il potere di un espresso italiano! Ho conosciuto colleghe splendide con cui mi sono rapportata sempre parlando in inglese ed è stata una formazione continua ogni giorno, conoscendo le loro realtà arbitrali e le abitudini di vita quotidiana, sviluppando il mio spirito di socializzazione e creando quindi punti di riferimento familiari fin dalla prima gara.

Come vi preparavate e formavate per affrontare le gare durante tutto il periodo trascorso ad Albena in Bulgaria?

Superato il check del fitness test di sbarramento per poter prender parte all’Europeo, il programma di preparazione atletica e tecnica era molto specifico e funzionale per la competizione. Ci sottoponevamo a sessioni di allenamento ogni giorno che variavano da quelle di attivazione prima della partita a quelle di scarico post match guidate da un coach che si occupava solo di noi arbitri ed assistenti con la possibilità di effettuare anche sedute di fisioterapia all’occorrenza. Dal punto di vista tecnico la formazione è stata continua, con meeting quotidiani in cui si analizzavano episodi delle gare arbitrate e si studiavano le tattiche di gioco delle squadre.

A chi ti ispiri? Chi è il tuo modello arbitrale?

Non ho una sola figura di riferimento cui mi ispiro in particolare. Ho sempre pensato che bisognasse guardare alla categoria superiore per poter migliorarsi ma consapevole del fatto che si possa apprendere da qualsiasi collega, da qualsiasi propria esperienza ma anche da quella altrui. Per questo ho ricercato costantemente occasioni per studiare gare delle mie colleghe internazionali e confrontarmi con loro, per chiedere informazioni e consigli e per allenarmi al polo nazionale, dove figure imponenti come quella di Elenito Di Liberatore sono state portatrici di spirito di sacrificio, serietà e lavoro continuo per raggiungere i propri obiettivi.

L’Europeo U-17 è solo un tassello della tua carriera, ora quali sono le tue future ambizioni?

L’Europeo lo voglio considerare la prima grande tappa di un lungo percorso che vorrei mi portasse alle competizione maggiori UEFA e FIFA. La convocazione prima e la designazione della Finale poi sono la dimostrazione che il lavoro paga, per questo si può solo continuare a lavorare bene in Italia ed all’estero.

Il Mondiale femminile in corso di svolgimento riservato alle nazionali maggiori è una gran vetrina per il calcio femminile e per tutto il mondo del calcio che vede le quote rosa coinvolte. Che consiglio daresti a una ragazza che potrebbe voler diventare un arbitro ma teme di imbattersi in una realtà che in Italia è maggiormente maschile?

Ad una ragazza che vuole diventare arbitro racconterei semplicemente la mia storia, quando mi sono avvicinata a questa attività già prepotentemente si stavano superando pregiudizi e maschilismo. Oggi direi che se preparata atleticamente e tecnicamente non c’è da aver nessun timore, e ciò vale sempre e per chiunque. La cultura calcistica nel nostro paese sta cambiando velocemente, si sta muovendo verso il mondo femminile e inevitabilmente anche quella arbitrale sta correndo allo stesso passo. La chiave risiede nella serietà dei comportamenti, anche fuori dal campo, e nell’impegno continuo e sempre massimo in ciò che si fa.

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